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gennaio 14, 2016

L’eremo sconosciuto della Majella

Nicchia nella chiesa

Esistono luoghi dimenticati, dove il tempo è fermo e l’occhio umano non si posa da decenni. Uno di questi si trova sulla Majella settentrionale, un’area ricchissima di storia.

E’ il 2014 quando durante un’escursione “selvaggia”, lungo un vecchio tracciato dimenticato e ormai usato solo dai lupi e dai cinghiali, in corrispondenza di un attraversamento del torrente, viene notata la presenza di una grotta. L’apertura è piccola, non più alta di  di un metro e mezzo e larga un metro. Entrando si apre un ambiente  sorprendente, un’ampia camera con il soffitto ad arco a sesto acuto scavato nella roccia. Le pareti sono arrotondate e si chiudono sul fondo come a formare una piccola abside. Sulla parete opposta all’ingresso c’è una nicchia, scavata nella roccia e sulla sinistra, vicina all’ingresso, è stata ricavata una rientranza perfettamente lavorata, col soffitto ad arcosolio. Non c’è dubbio che si tratta dell’opera di qualcuno che vi passava molto tempo. Dalla tipologia dell’ambiente ricavato e delle tecniche usate non sembrano esserci dubbi: si tratta del lavoro di monaci, o eremiti, che a partire dal VI secolo hanno colonizzato la Majella, formando cenobi o celle isolate. Alcuni esempi sulla Majella sono Sant’Onofrio di Serramonacesca, Santa Maria dell’Avella, Sant’Angelo di Palombaro, San Martino in valle, San Clemente a Comino e San Salvatore a Majella. La presenza di molto sedimento sul terreno potrebbe nascondere la parte bassa dell’ambiente, che in origine doveva risultare più alto.

Di certo è stata usata anche in tempi più recenti, infatti le sole iscrizioni che si leggono incise nella roccia sono moderne, della fine dell’800 e del 900, come quella di un certo Pierino o la data 16/5/44 che potrebbe indicare che la grotta fu usata dagli sfollati durante la seconda guerra mondiale.

La Majella non finisce di stupire, la montagna madre dimostra di avere ancora molti segreti da svelare, non a caso viene considerata uno degli ultimi luoghi selvaggi d’Italia.

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