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gennaio 18, 2016

Quando faceva la neve “addavere”

“Ai miei tempi sì che nevicava”. I nostri nonni hanno sempre raccontato i mitici inverni passati, quando si era costretti a rimanere per giorni rintanati in casa in attesa che la nevicata cessasse e addirittura di dover uscire dalle finestre perchè i portoni erano bloccati da metri di neve accumulata.

Ma questi racconti sono bazzecole in confronto a quelli che potrebbero narrare i nostri trisavoli. Infatti tra la fine del ‘600 e gli inizi dell”800 l’Europa fu esposta ad un clima invernale estremamente freddo e nevoso, tanto che i climatologi hanno ribattezzato quel periodo “PEG”, ovvero “Piccola Era Glaciale”. Non è questa la sede per disquisire sulle cause, sappiate però che è dipeso da un fenomeno ciclico che riguarda il sole e la quantità di energia che raggiunge la terra. Mi interessa invece parlare degli effetti che si ebbero in seguito a questi eventi climatici “estremi” in Italia e in particolare in Abruzzo.

L’immagine di copertina rappresenta, ad esempio, la laguna veneta completamente ghiacciata, con temperature che hanno toccato i -17, e sui canali si transitava tranquillamente con i carri e i pezzi di artiglieria!

In Abruzzo ci furono conseguenze drammatiche soprattutto per quanto riguarda l’industria “trainante” dell’epoca: la pastorizia. Le forti nevicate e la lunga persistenza della neve sul terreno impediva alle pecore di alimentarsi adeguatamente, anche sul Tavoliere pugliese, causando la perdita di centinaia di migliaia di capi. Ad esempio durante l’inverno del 1612 morirono addirittura 1300000 capi di bestiame pari al 69% del totale!

Altre fonti ci danno notizia di oliveti uccisi dal gelo in Abruzzo e l’impossibilità di coltivare questa utile pianta nelle zone alto collinari (vi ricordo che l’ulivo “gela” a – 9°/-10°), temperature che dovevano essere frequenti in inverno.

Altri effetti devastanti erano le alluvioni che si generavano dallo scioglimento stagionale delle nevi in montagna, ad esempio nel 1818 un’enorme quantità di acqua, neve e detriti seppellì il monastero di San Martino in valle, a Fara San Martino.

Il ghiacciaio del Calderone sul Gran Sasso raggiunse il suo massimo sviluppo degli ultimi 10000 anni, praticamente dalla fine della glaciazione del Wurm.

Infine molti centri abitati montani furono abbandonati proprio in quei secoli, per l’impossibilità di viverci e di condurre un’agricoltura seppur minima. Ad esempio S.Iaco, vicino Campotosto, a 1550 metri di altitudine, oppure Carceri e Rocca Pizzi, nella zona di Pizzoferrato, che sono a 1615 m e 1500m.

grafico peg

Oggi i nostri inverni sembrano primavere rispetto a quegli anni ma, come mostra il grafico, ci furono periodi anche più caldi di quello attuale, ad esempio nel medioevo.

Oggi alcuni scienziati affermano che stanno per tornare i gelidi inverni della PEG, infatti il sole sarebbe in una fase di attività calante.

Che inverni racconteranno i nostri figli ai nostri nipoti? Solo il tempo potrà dirlo.

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