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gennaio 22, 2016

Il battesimo del fuoco dei patrioti della Majella

In questi giorni di Gennaio di 72 anni fa Ettore Troilo e il Maggiore Lionel Wigram si accordarono permettendo alla formazione partigiana della Brigata Maiella di collaborare con il comando inglese nelle operazioni contro l’occupante nazista nei paesi dell’alta valle dei fiumi Aventino e Sangro. Dopo numerosi dinieghi da parte del comando alleato, per sfiducia nelle capacità in combattimento degli italiani e per paura di innescare violente rappresaglie sulla popolazione civile da parte dei tedeschi, finalmente Wigram è disposto a collaborare. I camion sono ancora vuoti in attesa di caricare soldati e patrioti per tentare di liberare Pizzoferrato, in posizione strategica sul fiume Sangro. Ricorda Nicola Troilo, figlio di Ettore, “vestivano giacchette borghesi…pantaloni pieni di toppe…avevano ai piedi scarponi devastati tenuti su con il filo di ferro… cioce coi legacci attorcigliati a immense calze bianche di lana grassa…Andavano così conciati a far la guerra in montagna nel mese di gennaio.” Erano ventenni, perlopiù contadini, ma anche studenti, impiegati, artigiani, la retorica li vuole colti, eroici e amanti degli ideali. Molto probabilmente erano lontani dallo stereotipo, impauriti, impreparati e insofferenti di fronte alle ingiustizie e ai soprusi degli occupanti, disposti a fare terra bruciata per rallentare l’avanzata alleata. L’attacco a Pizzoferrato si svolge intorno a Casa Casati, sulla cima della rocca, nei pressi della chiesetta della Madonna del Girone. All’interno i tedeschi fingono di arrendersi, poi aprono il fuoco uccidendo Wigram. Gli inglesi e gli italiani combattono per ore, in una situazione di stallo irreale. Ad un secondo attacco i tedeschi rispondono con maggiore veemenza a colpi di granate lanciate verso la piazzetta della chiesa. I superstiti si ritirano all’interno della chiesa, in trappola. Alla fine gli inglesi si arrendono, confidando di avere salva la vita come prigionieri di guerra. Per gli italiani non sarebbe lo stesso e continuano a combattere. Pochi si salveranno, ripiegando verso valle.

La chiesa della Madonna del girone a Pizzoferrato, di fronte a Casa Casati, teatro dello scontro a fuoco.

La chiesa della Madonna del girone a Pizzoferrato, di fronte a Casa Casati, teatro dello scontro a fuoco.

La chiesa porta ancora i segni di quel drammatico 3 febbraio 1944. Sul muro dietro l’altare i fori dei proiettili tedeschi, indirizzati verso i patrioti della brigata Maiella, testimoniano quella sanguinosa battaglia. I nazisti superstiti decisero comunque di abbandonare la postazione. Pizzoferrato era libera. La Brigata Maiella rischiò di sciogliersi in quel tragico giorno, invece si rafforzò, reclutò nuovi volontari e combattè per 15 mesi al fianco degli alleati  fino a Bologna  e all’altopiano di Asiago, meritando la Medaglia d’Oro al Valor Militare della Repubblica Italiana.  

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