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gennaio 25, 2016

Tempi moderni, metodi primitivi

Negli anni in cui nasceva il telegrafo, si costruivano locomotive e ferrovie, si inventava la fotografia, si edificava l’arco di trionfo di Parigi e , in Abruzzo si costruivano primitive capanne di pietra per ricoverare uomini ed animali.

L’aspetto estremamente arcaico delle capanne di pietra, molto diffuse ancora oggi sulla Majella settentrionale, è dovuto a una tecnica di costruzione “spontanea” e alla portata di qualsiasi contadino dell’epoca, che consisteva semplicemente nell’accatastare le pietre chiudendo il soffitto con la cosiddetta “falsa cupola”.

Lo sviluppo di queste costruzioni coincise con l’ascesa al trono nel 1806 di Giuseppe Bonaparte, fratello maggiore di Napoleone, che portò nel Regno di Napoli gli ideali della rivoluzione francese. Una delle prime e più influenti riforme fu l'”eversione della feudalità” che liberò e redistribuì le terre agricole sottraendole al demanio e ai feudatari.

La fine della transumanza e le condizioni di indigenza delle popolazioni indusse molti contadini e pastori ad occupare i terreni montani, fino a 1400 metri di quota, per praticarvi una agricoltura di sussistenza. Nacque così il paesaggio a mosaico, fatto di muri a secco, recinzioni di siepi e di pietra, le capanne e gli spietramenti, così ben visibili ancora oggi nel territorio montano di Roccamonice, in provincia di Pescara.

L’occupazione frenetica e disordinata delle terre indusse i contadini a presidiare gli appezzamenti costruendovi frettolose e precarie dimore, le capanne di pietra. Ad esse molto spesso si sostituiranno, man mano, case vere e proprie, che spesso affiancavano le capanne, le quali diventavano depositi di attrezzi o ricoveri per animali. Ancora oggi, ad esempio in valle Giumentina, è possibile osservare questo accostamento architettonico, che testimonia la storia di questi contadini/alpinisti.

Nell’Escursione “Quattro passi nell’800” esploriamo proprio questo mondo dimenticato, che ha così profondamente segnato e caratterizzato il paesaggio.

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