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febbraio 5, 2016

Il cenobio dei monaci pastori

I secoli bui in Abruzzo furono segnati dall’esperienza laboriosa di migliaia di monaci che hanno plasmato questa aspra terra per riorganizzare un territorio allo sbando dopo la caduta dell’impero romano.

In tutte le vicissitudini storiche che l’hanno coinvolto, il territorio della Majella è stato sfruttato senza soluzione di continuità per la fecondità dei suoi pascoli e per la ricchezza di acque. Nel X secolo praticamente ogni valle di questa montagna fu colonizzata da cenobi di monaci, soprattutto benedettini, che costruirono monasteri più o meno grandi. Uno dei meno conosciuti è Santa Maria dell’Avella, sulla sponda sinistra dell’omonimo torrente, nel territorio comunale di Pennapiedimonte.

I muri  secco che terrazzano le ripide sponde della valle

I muri secco che terrazzano le ripide sponde della valle

Qui, gli scoscesi e rocciosi pendii conservano ancora oggi  gli imponenti interventi di terrazzamento che per secoli sono stati usati per poter coltivare il poco terreno disponibile. Fino agli anni 60 del ‘900 c’era ancora una fervente attività agricola e pastorale, che doveva essere non troppo dissimile dalla realtà medioevale. Ne sono testimoni le tante piccole grotte adibite a stazzi, gli alberi di ulivo moribondi e le viti maritate che ancora si possono rinvenire all’interno del bosco che ha ormai riconquistato questo spazio.

Uno splendido ponte naturale di roccia permette di passare sul lato sinistro della valle dove, tra muri a secco e splendidi reperti come una grande vasca per la raccolta dell’acqua scavata nella pietra della Majella, trasportano l’escursionista in un tempo passato, che sembra medioevo, ma che era vita quotidiana fino a pochi decenni fa.

Il ponte naturale che collega da secoli le due sponde del torrente

Il ponte naturale che collega da secoli le due sponde del torrente

Sotto una grande ed evocativa guglia rocciosa c’è il sito del monastero di Santa Maria dell’Avella. Poco o nulla rimane dell’edificio: poche pietre squadrate, un frammento di colonna e le nicchie e le buche da palo nella parete.

La valle dell'Avella vista dalla guglia rocciosa dove sorgeva il monastero.

La valle dell’Avella vista dalla guglia rocciosa dove sorgeva il monastero.

Era senz’altro un piccolo e periferico cenobio, alle dipendenze del più importante monastero di San Salvatore a Majella, che appare in pochi documenti, in inventari e donazioni del 1070 e del 1365, e che veniva definito in rovina già nel 1500. Una trentina di anni fa uno scalpellino locale ha realizzato un bassorilievo con un cristo in bronzo nella parete di roccia, a memoria della sacralità del luogo.

L’unico reperto di valore che rimane è conservato nella chiesa parrocchiale di Pennapiedimonte. Si tratta di una Madonna con bambino in pietra della Majella che certamente proviene dalla chiesa del monastero rupestre.

La statua proveniente da Santa Maria dell'Avella

La statua proveniente da Santa Maria dell’Avella

Tanti sono anche i toponimi che ricordano la presenza dei monaci, ad esempio la grotta Fratanalle e l'”ara dei preti”, località anche distanti, che raccontano quanto fossero dediti alle attività economiche oltre che alla preghiera. Alcune grotte infatti erano dette Grangie, ovvero dipendenze del monastero che fungevano da fattorie. Nel caso di Santa Maria dell’Avella la principale attività economica fu senza dubbio la pastorizia e, vista la grande vocazione dell’intera valle, tale pratica è stata perpetrata dagli abitanti di Pennapiedimonte fino a pochi decenni fa, facendone uno dei territori più ricchi di grotte pastorali dell’intero massiccio montuoso.

 

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