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febbraio 15, 2016

Gridare “Al lupo! Al lupo!” è sempre di moda

Il ministero dell’ambiente sta prendendo in seria considerazione l’ipotesi di riprendere, dopo quasi 50 anni, l’abbattimento dei lupi in Italia. Perchè questa idea è balzana, inutile e sottilmente schizofrenica? Chi lo dice? Lo dicono i dati raccolti con i soldi che la Comunità Europea ha stanziato per proteggere il lupo attraverso i progetti Life e che sarebbero serviti  a costruire sistemi di convivenza  tra uomo e lupo. Curiosa politica visto che le regioni capofila di progetti europei per la salvaguardia del lupo sono oggi in prima fila per iniziare il piano di abbattimento.

Ma quanti danni fanno questi predatori? I danni al bestiame attribuiti al lupo nel territorio del Parco Nazionale della Majella, una delle zone italiane a maggiore presenza di lupi, ammontano ad uno stipendiuccio variabile tra i 10000 e i 17000 euro l’anno.  Meno di una Fiat Panda. Pratiche virtuose come il progetto “il lupo riporta la pecora” del Parco Nazionale della Majella prevedono un risarcimento immediato in “pecore” all’allevatore danneggiato, per cui non si intacca lo stock di bestiame produttivo.

Ma quale beneficio invece portano? Un solo lupo incide sulla popolazione di cinghiale per un totale di circa 50 cinghiali uccisi l’anno. Facendo un calcolo a spanne la popolazione di lupi italiana incide su quella dei cinghiali eliminandone tra i 20000 e i 50000 esemplari l’anno.

Se calcoliamo poi il valore “turistico” che il lupo apporta ad un territorio, questo supera ampiamente il valore dei danni arrecati.

Forse allora bisogna abbattere i lupi perchè sono pericolosi per l’uomo? Si porti un solo caso italiano di attacco all’uomo nell’ultimo secolo e se ne può parlare.

Un allevatore “vero” un giorno mi disse: “il mio lavoro e la mia vita sono come quelli che mi raccontavano mio padre e mio nonno. Il gregge deve essere accompagnato, i cani sono i nostri migliori alleati contro gli attacchi. Mio nonno diceva sempre: alleva sempre il 2% di pecore in più, perchè quelle sono per i lupi e gli orsi”.

Un vero esempio di convivenza, dove non si imbraccia il fucile ma si guarda al predatore con il rispetto che si deve ad un vicino di casa a volte scomodo, ma che è capace di restituire senso e vita ai territori che lo ospitano.

 

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