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marzo 23, 2016

Il capriolo, emblema di una natura amica

Pochi animali al mondo rivaleggiano con il capriolo per eleganza. Osservare questi splendidi animali saltare sui prati invernali porta alla mente scene dal sapore africano, tanta è la somiglianza con le gazzelle dei documentari televisivi. Ebbene una piccola savana è a portata di mano, visto che il capriolo è diventato una presenza stabile e numerosa nelle nostre montagne e colline.

Questo ungulato, cioè dotato di unghie come punto di appoggio sul terreno, ha un’indole schiva ed è assai timido. Vive in piccoli gruppi familiari e spesso i maschi vivono addirittura in solitudine. Sorprenderlo al tramonto o all’alba significa entrare in contatto con una natura amica, dolce ed evocativa. Almeno fino a quando non emette il suo caratteristico “abbaio”. Il verso del capriolo infatti somiglia al latrato di un cane, sebbene più roco ed emesso ad intervalli di alcuni secondi l’uno dall’altro. E’ certamente un verso poco raffinato ed è generalmente associato ad uno stato di allarme dell’animale, quando cioè si sente in pericolo.

Il capriolo è un brucatore, ama cioè nutrirsi di germogli, apici delle piante ed erbe primaverili. E’ fortemente selettivo e quindi vederlo mangiare dà l’impressione di un animale schizzinoso.

Per contro i maschi sono dotati di palchi affilatissimi. Hanno tre punte acuminate che usano tanto nei rari combattimenti tra maschi quanto per difendersi in caso di estremo pericolo.

Se in un territorio sono presenti caprioli è possibile rinvenire i tipici escrementi cilindrici, depositati a mucchietti e i “fregoni”, ovvero gli alberelli scortecciati durante la pulitura del palco da parte dei maschi.

L’osservazione di questi animali al pascolo rappresenta una delle manifestazioni della natura più benevole, dolci e rassicuranti, un’esperienza di armonia capace di rinfrancare lo spirito.

 

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