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maggio 9, 2016

La primavera interrotta

La gelata del 25 aprile ha messo a dura prova la vegetazione ed in particolare i faggi sopra i 1300 metri di quota. Il caldo precoce di marzo aveva avviato la bella stagione con evidente anticipo, tanto che gli alberi avevano iniziato ad aprire i germogli e le prime verdi foglioline già si affacciavano alla luce. L’anticipo della bella stagione, se episodico, non inganna gli alberi, che attendono una serie di giornate con temperatura mite per iniziare a germogliare, cosa che non avviene praticamente mai nei mesi di marzo e aprile, dove in montagna le temperature notturne sfiorano lo zero. Quest’anno diversamente, il caldo si è fatto sentire in modo continuativo anche in quota e i faggi hanno iniziato la loro fase vegetativa, fino al 25 aprile, quando una perturbazione fredda ha portato neve e gelo fino alle pendici delle montagne. Per le tenere foglioline è stato un disastro. Bruciate dal gelo, oggi appaiono come foglie autunnali in procinto di cadere. E’ la primavera interrotta del 2016, un anno che risulta già pesantemente segnato dagli effetti dei cambiamenti climatici, che rischiano non solo di farlo diventare il più caldo della storia meteorologica, ma anche di danneggiare i boschi e le foreste delle nostre montagne.

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