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giugno 8, 2016

Alle origini della questione meridionale

All’indomani della conquista del Regno delle Due Sicilie da parte del Regno di Sardegna nel 1860, si verificarono profondi sconvolgimenti nella società meridionale. La borghesia e i latifondisti si accostarono al nuovo regime piemontese, che era portatore di un modello sociale borghese e impresario, in modo da conservare i propri poteri e privilegi a scapito delle masse contadine. Questa operazione riuscì e i contadini, che già vivevano in uno stato di profonda prostrazione, furono costretti a subire un peggioramento delle proprie condizioni dovuto all’aumento dei prezzi per i generi di prima necessità e a un aumento della tassazione. Questa disperazione costituì la miccia che innescò il fenomeno del brigantaggio post unitario, connotato da una motivazione politica: la restaurazione del regno borbonico. I Borbone, in esilio, cercarono di cavalcare la rivolta scoppiata nella primavera del 1861, appoggiando i briganti, spesso capitanati da ex ufficiali borbonici. Le bande organizzate di briganti erano ex soldati, ex garibaldini e sopratutto contadini disperati, che si univano per fronteggiare le truppe occupanti e riconquistare i paesi, dove poi innalzavano la bandiera borbonica.

Si trattò di una vera e propria guerra civile, condotta con il metodo della guerriglia da una parte e con quello della repressione dall’altra. Il nuovo governo dovette impiegare ben 120000 uomini per fronteggiare i briganti, che inflissero pesanti sconfitte ai piemontesi, forti anche di un incondizionato appoggio popolare.

Il governo piemontese, vedendo gli scarsi progressi nella repressione del fenomeno, sostituì i vertici militari, affidando il comando al Generale Cialdini, il quale, forte anche delle leggi speciali varate ad hoc, iniziò una feroce repressione. Non si scagliò solo contro gli uomini armati ma anche contro la popolazione civile, rea di dare coperture a appoggio ai ribelli. I saccheggi, le violenze, l’uccisione di migliaia di cittadini innocenti si susseguirono per alcuni anni fino all’annientamento del fenomeno, che continuò in modo sempre più debole negli anni a seguire, ormai però senza più pretese politiche ma relegato a semplice banditismo.

Dopo pochi anni iniziò la grande emigrazione dal meridione del nuovo Regno d’Italia il quale concentrava nel nord ovest della penisola (la parte uscita vincitrice) la maggior parte degli investimenti nell’industrializzazione italiana, utilizzando le ricchezze dello stato borbonico prima per ripianare i vecchi debiti piemontesi, poi per rilanciare gli investimenti.

Il sud, conquistato con la violenza e abbandonato al suo destino, diventò terra di disperazione e fuga, una storia che ha lasciato segni profondi nel tessuto sociale meridionale che arrivano fino ai giorni nostri, dopo oltre 150 anni di storia d’Italia.

Domenica 12 giugno durante l’escursione “L’anello sui pascoli della Majelletta” visiteremo i resti del fortino del Block Haus, usato da mercenari austriaci per la repressione del brigantaggio nelle zone montuose della Majella, e approfondiremo la storia del brigantaggio nelle nostre terre. Non Mancate!

Per info e prenotazioni: 3283310602 oppure  lucaspinogatti1@gmail.com

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