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agosto 29, 2016

La memoria corta e l’urgenza di agire in un paese a forte rischio sismico

Il 24 agosto scorso un terremoto ha nuovamente colpito l’Italia. Ad Amatrice, Arquata del Tronto e negli altri paesi colpiti abbiamo rivissuto, alcuni da spettatori, altri tristemente da protagonisti, il dramma della distruzione, della morte e dell’impotenza. Siamo di fronte ad una storia che si ripete, sempre diversa ma sempre così simile: le case e gli edifici pubblici distrutti, la popolazione sfollata, i soccorsi tempestivi ma ahimè inutili per molti cittadini finiti sotto le macerie delle proprie abitazioni, colti alla sprovvista, nel sonno, dentro i loro letti. Così torniamo a parlare di costruzioni antisismiche, di prevenzione e di contenimento dei rischi. Purtroppo sappiamo quanto sia corta la memoria in questo paese. In sette anni abbiamo avuto tre forti terremoti, capaci di causare miliardi di euro di danni, ma che non sembrano essere in grado di sviluppare una cultura della prevenzione duratura e incisiva. Il nostro patrimonio storico-artistico, i nostri borghi montani e milioni di italiani sono a rischio eppure si fa molto poco per migliorare la situazione. Certo quella italiana è una condizione particolare, c’è un’urbanizzazione capillare, diffusa e storica, sedimentata, che mal si presta ad un intervento edilizio massivo che cambi i connotati al nostro paesaggio in nome della sicurezza, con palazzi su isolatori antisismici, come fatto in altre nazioni nel mondo. La soluzione deve essere studiata e realizzata capillarmente, contemplando la messa in sicurezza di edifici storici, antichi e di difficile “interpretazione” costruttiva. Nonostante tutto ciò è un lavoro che deve essere assolutamente iniziato, anche se ci vorranno decenni a mettere al sicuro i cittadini. Un lavoro che deve essere cominciato a partire dalle zone più a rischio.

I sismologi conoscono perfettamente  le zone che rischiano nei prossimi anni o decenni di subire forti terremoti, questi di seguito sono i dati aggiornati al 2012 della probabilità di forti terremoti nelle diverse aree geografiche italiane entro i prossimi 10 anni (fonte INGV):

Friuli Venezia Giulia: 26%
Umbria, Monti Reatini: 23,8%
Appennino Campano/Lucano: 23,8%
Abruzzo aree interne: 15,8%
Calabria: 13%-16%

Come vedete i Monti Reatini hanno risposto all’appello in questi giorni, e in diversa ma considerevole misura potrebbero prodursi a breve eventi sismici in Friuli, in Irpinia, nella zona Fucense e Peligna dell’Abruzzo e in Calabria.

Dobbiamo urgentemente cominciare questa grande opera di messa in sicurezza del patrimonio edilizio proprio a partire da queste zone a forte rischio, senza aspettare di dover piangere i defunti tra due, tre o quattro anni. Defunti che potrebbero riguardarci molto da vicino.

E’ un appello di civiltà che un paese tecnologico e avanzato come l’Italia non può disattendere. Facciamo girare questo appello per chiedere risposte e risorse tecniche ed economiche per mettere in sicurezza i nostri territori.

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