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ottobre 20, 2016

Un eremo sospeso nel tempo e nello spazio

Quando nel XIII secolo l’eremita Pietro Angeleri giunse nei pressi del paese di Roccamorice, scelse di ricostruire ed adattare un vecchio luogo di culto ricavato su una cengia rocciosa, a poca distanza da una sorgente d’acqua potabile. Quel luogo, circondato da pascoli e frequentato dalle genti della montagna, è San Bartolomeo in Legio. L’eremita Pietro visse sicuramente per un paio di anni in questo luogo, tra il 1274 e il 1276, prima di spostarsi a San Giovanni all’Orfento.

Tra i tanti eremi celestiniani quello di San Bartolomeo è probabilmente il più conosciuto, ancor più di Santo Spirito a Majella, a dispetto della sua monumentalità. Forse la sua fama è dovuta alla estrema semplicità della costruzione, alla posizione su una cengia rocciosa, all’essere così vicina all’idea di eremo che tutti abbiamo: un luogo di ritiro dove ciò che conta è l’esperienza umana di contatto con la natura e dove ogni miglioria volta al raggiungimento di una maggiore comodità risulta ridondante.

Oggi l’eremo è meta di una facile escursione e tanti visitatori entrano nella chiesetta e percorrono il ballatoio roccioso, affacciandosi e fotografando i rondoni che nidificano sulla parete sovrastante e gli affreschi medioevali sulla facciata. Ma oltre ad essere un luogo turistico, l’eremo conserva un culto vivo e sentito nella popolazione. Il 25 agosto infatti è meta di un pellegrinaggio da parte dei paesani che raggiungono l’eremo in processione il mattino presto e, dopo la messa, portano la statua ligna di San Bartolomeo a Roccamorice, passandosela a turno lungo il sentiero.

La storia di questo eremo, iniziata oltre mille anni fa, continua e richiama l’attenzione di pellegrini, storici, escursionisti, turisti e fotografi, tutti affascinati dall’eremo sospeso nel tempo e nello spazio.

Sabato 22 ottobre andremo a visitare l’eremo in una facile escursione pomeridiana, con rientro al tramonto.

Leggi il programma e prenota.

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