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novembre 18, 2016

L’eroe e l’arcangelo

Le viscere delle montagne, le buie cavità che aprono una porta verso l’ignoto, esercitano un fascino particolare. Per l’uomo antico era il luogo del mistero della natura e dove risiedevano esseri mostruosi e straordinari. Si trattava di luoghi comunque frequentati per necessità: essi fornivano riparo e sicurezza e ricovero per gli animali domestici, così preziosi per la sopravvivenza. L’uomo italico in particolare, pastore-guerriero, era legato alle grotte dove costruiva muri di protezione per le greggi, per mettere gli animali al riparo dai lupi, dagli orsi e dalle tribù nemiche.

Come i pastori erano anche guerrieri, così il loro eroe di riferimento era un guerriero, Ercole, il cui culto arrivò dall’oriente e subito si diffuse nella civiltà rurale dell’appennino. Ercole, raffigurato in migliaia di bronzetti votivi come un eroe muscoloso, armato di clava e che sfoggia la pelle del leone Nemeo, rappresentava lo spirito guerriero e bellicoso di un intero popolo, quello dei sanniti.

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In Abruzzo questo culto era assai sviluppato e trova nello splendido Ercole Curino di Sulmona l’icona bronzea di un intero popolo.

Con la cristianizzazione del territorio, intorno al V secolo, le nuove aristocrazie longobarde introdussero il culto dell’arcangelo Michele. Dal centro di irradiazione del Gargano, il culto dell’arcangelo si diffuse agevolmente in Abruzzo grazie alla transumanza, benchè questa pratica fosse in un periodo difficile, con le guerre gotico/bizantine che imperversavano sulle coste abruzzesi.

Oggi, il culto dell’arcangelo Michele ha lasciato forti segni di presenza sul territorio. Tantissime grotte, che hanno avuto a che vedere con antichi culti pagani, hanno poi ospitato il culto dell’arcangelo, che distruggeva gli dei pagani e portava il primato della cristianità all’interno dei luoghi che per antonomasia erano la dimora dei demoni: le grotte. Oggi quelle cavità hanno mantenuto la denominazione di Grotta Sant’Angelo. Alcuni esempi, solo sulla Majella, sono la grotta Sant’Angelo di Lettomanoppello, quella di Lama dei Peligni, la chiesa rurale di Sant’Angelo in Vetuli nell’area peligna, la grotta Sant’Angelo dell’Orfento e San Michele di Pescocostanzo.

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Ma la più affascinante di tutte è probabilmente la grotta Sant’Angelo di Palombaro, nella Majella orientale. Qui i resti di una piccola chiesa del XI secolo, perfettamente integrata nel contesto ambientale della grotta, particolarmente ampia e luminosa, testimoniano l’accuratezza artistica e l’importanza del culto.

Domani sabato 19 novembre andremo a visitare questo luogo magico, facendo rivivere l’antico culto di Ercole e dell’Angelo Michele, due figure analoghe: formidabili guerrieri che hanno ispirato la società dei pastori combattenti dell’Abruzzo antico.

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