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dicembre 7, 2016

Agile come un camoscio appenninico

Uno dei protagonisti indiscussi della fauna appenninica è certamente il Camoscio.

Letteralmente strappato dall’estinzione nel secondo decennio del ‘900, grazie all’intuizione di istituire l’aera protetta che diverrà nel 1923 il Parco Nazionale d’Abruzzo, questo animale è passato dai circa 20 animali della metà degli anni venti a gli oltre 2500 di oggi.

Non è ancora chiaro se si tratti di una specie a sè stante, chiamata Rupicapra ornata, oppure una sottospecie del camoscio dei Pirenei, con la denominazione di Rupicapra pyrenaica ornata. Nonostante le definizioni sistematiche incerte, si tratta di un ungulato che conquista una riconoscibilità precisa come camoscio d’Abruzzo o appenninico, grazie alla sua eleganza e alla facilità di incontrarlo durante le escursioni in montagna.

In Italia sono quindi presenti entrambe le specie di camoscio, la Rupicapra rupicapra delle Alpi, e la Rupicapra pyrenaica dell’Appennino, cosa che evidenzia una volta di più lo straordinario patrimonio di biodiversità della nostra penisola. In Appennino il camoscio vive nell’areale storico del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, sulla Majella e montagne limitrofe, sul Gran Sasso, sui Monti Sibillini e nel Parco Regionale del Velino-Sirente ed è una specie particolarmente protetta. Nonostante l’incremento numerico e lo status protetto, il camoscio appenninico è considerata una specie “vulnerabile” dall’IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura)

Il Camoscio d’Abruzzo è conosciuto anche come “il camoscio più bello del mondo”, grazie soprattutto alla figura slanciata e al mantello invernale. Il colore bruno interrotto da pezzature color crema ne fanno un vero belvedere, specie quando è impegnato in vertiginose evoluzioni sulle rupi più scoscese.

Distribuzione geografica del camoscio in Italia

Distribuzione geografica del camoscio in Italia

 

Il camoscio vive in alta quota durante l’estate mentre in inverno tende a scendere di quota, alla ricerca di terreni rocciosi liberi da neve, dove può alimentarsi al sicuro dai predatori.

Sulla Majella, dove vive il maggior numero di camosci appenninici, circa 1200 animali, questi ungulati trovano un habitat particolarmente adatto. Per la stessa conformazione delle montagna infatti, si trovano ampi spazi di bassa quota (tra i 500 e i 1300 metri di quota) con buona esposizione a mezzogiorno e ricchi di cibo, particolarmente adatti a passare l’inverno, garantendo un’alta percentuale di sopravvivenza dei capretti dell’anno.

Il maschio e la femmina di camoscio in inverno sono abbastanza facilmente distinguibili da un occhio esperto: il maschio infatti presenta un evidente ciuffo di peli sull’addome, il cosiddetto pennello, e ha delle corna più uncinate rispetto a quelle delle femmine.

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Le corna possono fornire un’indicazione sull’età dell’animale: infatti le corna nei bovidi (come il camoscio), crescono di anno in anno, diventando sempre più lunghe e presentando dei caratteristici anelli di accrescimento. Ne deriva che la conta degli anelli può dirci l’età dell’animale, sebbene sia difficoltoso contarli a distanza. Per questo nell’osservazione sul campo si fa maggior ricorso alla valutazione della lunghezza delle corna.

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Questo bellissimo animale della nostra fauna è uno dei più facili da avvistare, sia in estate che in inverno. Durante la bella stagione staziona sui pascoli di alta quota, dove forma branchi particolarmente numerosi, a volte con più di 50 esemplari. In autunno inoltrato cade la stagione degli amori, periodo durante il quale i maschi usano ricorrersi per scacciare i rivali dalle zone dove sostano le femmine. In questo modo i maschi più robusti e aggressivi radunano un harem di femmine con le quali guadagnano il diritto di accoppiarsi e tramandare i propri geni. In inverno i branchi si frammentano in ragione della limitatezza degli spazi di pascolo posti più in bassa quota. Infatti la maggior parte dei camosci tende a scendere verso i versanti delle valli esposti a mezzogiorno, dove trovano terreno libero dalla neve. Qui passano l’inverno in piccoli gruppi familiari o a gruppi di due/tre maschi, in modo da guardarsi le spalle a vicenda dai predatori, sempre in agguato. In effetti il lupo, unico predatore del camoscio, in inverno può azzardare alcune battute di caccia al camoscio, sebbene non sia affatto una preda semplice, capace com’è di arrampicarsi su speroni rocciosi inaccessibili a qualsiasi lupo.

Camminare in Abruzzo propone l’esperienza di incontrare questi bellissimi animali in livrea invernale con una breve passeggiata nelle gole di Fara San Martino. Con l’ausilio di un potente cannocchiale osserveremo i camosci che pascolano placidamente al sole invernale e provando a riconoscerne il sesso e la classe di età.

La prima esperienza di osservazione faunistica al camoscio sarà sabato 10 dicembre. Per ragioni di rispetto nei confronti della fauna i gruppi sono a numero chiuso, non più di 15 partecipanti per volta. Se vuoi vivere questa esperienza, adatta a tutta la famiglia, leggi il programma e prenota la tua escursione nella terra dei camosci!

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