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dicembre 16, 2016

I Mazzmarell e il mondo fantastico nella narrazione orale

Le storie sono la ricostruzione dei fatti o la costruzione della fantasia, a volte le due cose, mescolate tra loro. Nella tradizione orale noi bambini di una certa età, ricordiamo storie di santi, demoni, folletti, streghe e maghi. Quasi fuoriusciti da un romanzo di Tolkien questi personaggi permeavano l’immaginazione, suggestionando la mente in un viaggio fantastico tra sacro e profano. Chi oggi ha dai 40 anni in su avrà senz’altro sentito di storie incredibili provenienti dalle parole dei nonni (spesso la nonna) che narravano di strane creature dispettose, che intrecciavano le crine dei cavalli nottetempo, i quali erano poi madidi di sudore, oppure di strani suoni, quasi di orchestra musicale, provenienti “dalle fratte”.

Nella tradizione orale gli artefici di questi dispetti erano i folletti e le fate, in dialetto i mazzmarell. Queste creature, individuate come piccoli bambini magrolini scalzi e col cappellino rosso, si trovano nella tradizione popolare di praticamente tutta Italia sotto varie denominazioni: mazzmarell o mazzamurrill in Abruzzo e Marche, mazapegul in Romagna, mazzamurigli nel lazio, Mazzariot in Veneto, mazzamureddi in Sicilia…. Ma è presente anche in Europa sotto vari nomi: Leprechaun in Irlanda, Coboldo in Germania, Brownie in Inghilterra…

Capricciosi e dispettosi, a volte cattivi, i mazzmarell appaiono in molte storielle da raccontare nei mesi invernali davanti al camino, eccone alcune raccolte dalla dott.ssa Adriana Gandolfi:

A Pratola quando eravamo piccoli, i mazzamarilla li chiamavamo: “Mazzamarilla, cumblì, cumblà!”  Mentre battevamo le mani per farli uscire fuori. Si diceva che se incontravi uno di questi e gli toglievi la coppola rossa che portava in testa, lui, per riaverla ti rivelava dove stava sepolto un tesoro; perchè loro lo sanno, li proteggono i tesori!”

“Una volta c’erano li mazzamurill, come piccole persone, che formavano le orchestre, suonavano gli strumenti e facevano festa, sempre in mezzoalle fratte o tra i boschi, fra di loro. Vicino a alanno c’era una fontana, una sorgente antica, con tre cannelle d’acqua; prima, la gioventù dell’epoca di mio padre andava là a prendere l’acuqa, pure la notte. Una notte, mio padre tornava da una festa, dove era stato a ballare, allora, lui e il suo amico sentono la musica di questi mazzamurelli e provano ad entrare in mezzo alla fratta, ma questi li presero a sassate finchè non sono scappati.”

“Mia nonna faceva la pizza fritta, quando si vede arrivare due mazzamurill, come due bambini, che si davano la mano; allora lei li ha fatti entrare e gli ha offerto qualche fritto da mangiare e quelli erano contenti. Non parlavano come noi, ma si facevano capire. Siccome mia nonna li vedeva camminare scalzi, gli voleva dare le scarpe, ma loro non le volevano. Erano persone selvagge che stavano per conto loro, in mezzo alle fratte, un’altra razza, più piccola.”

“Un mio zio teneva le pecore e sie era accorto che da un pò di tempo queste erano sazie anche se lui non le pascolava; il giorno appresso si era appostato vicino alla stalla e ha visto due di questi citilell scalzi, che le portavano a pasce.Allora lui gli fece trovare due scarpucce appese dentro la stalla, per ringraziarli, ma quando questi hanno visto le scarpe si credevano che erano un trucco per catturarli e allora quelle pecore gliele hanno accise”.

“Dove abitava mia nonna Costantina, la mamma di papà-nonna, erano due casette piccole, vecchie , lei li vedeva li mazzapariella, anche di giorno, mentre giocavano con i bambini: erano piccoli piccoli, vestiti di rosso con un cappellino rosso in testa. Una notte, la nonna non si sentiva bene, aveva sete, ma non si voleva alzare dal letto, allora uno di questi va alla conca, prende una maniara (ramaiolo) e glielo porta pieno di acqua vicino al letto. Lei li vedeva, sopratutto di notte, quando questi andavano; dicevano che dove uscivano loro ci stavano i soldi.”

Numi tutelari della casa, spiriti degli antenati, guardiani della famiglia e tutori degli animali: qualsiasi sia l’origine di questa credenza popolare, questi piccoli esseri legano come un filo invisibile il retaggio della civiltà contadina con i nostri antenati pagani, che credevano nella possibilità di interagire con dei, eroi e esseri fantastici, che si manifestavano attraverso le cose della natura.

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