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ottobre 31, 2017

Folklore e tradizione nel culto dei morti in Abruzzo

La fine della stagione agricola, con gli ultimi raccolti dell’anno, si accompagna in molte culture ai riti dedicati ai defunti. Così nella tradizione cristiana il 2 di novembre cade la festa dei morti, così in molte altre religioni e tradizioni pagane la fine delle vitalità della natura coincide con il momento della commemorazione degli antenati.

In Italia è una tradizione radicata, soprattutto nelle ragioni del sud e del nord est, celebrare questa ricorrenza con riti folkloristici e a cavallo tra il sacro e il pagano. Soffermando l’attenzione sull’Abruzzo sono riportate moltissime usanze, racconti e credenze legate a questo particolare periodo dell’anno.

In generale nelle case si accendevano candele che venivano, e in alcuni casi lo sono ancora, poste sui davanzali delle finestre. La luce fioca delle candele serve, seconde le credenze, a illuminare la strada alle anime dei defunti che nella notte tra il 1 e il 2 novembre percorrono in processione le vie dei paesi. Il percorso dai cimiteri sarebbe diretto verso una chiesa dove un prete, di spalle, celebrerebbe una messa in presenza delle anime dei defunti. E’ assolutamente da evitare di entrare in chiesa in questo frangente perchè le anime dei morti porterebbero con sè anche i vivi che, per curiosità o per devozione, dovessero assistere alla messa insieme ai morti.

Il Finamore riporta questo racconto proveniente dalla valle peligna:

“Una fornaia […] alzatasi assai di buon’ora, andava ad accendere il forno. Nel passare davanti a una chiesa, che vide illuminata, credette che vi uffiziassero, ed entrò. La chiesa era illuminata e piena di popolo. Inginocchiatasi, una sua comare, già morta, le si avvicina e dice: <<Comare, qui non stai bene; va’ via. Siamo tutti morti e questa è la messa che si dice per noi. Spenti i lumi, moriresti dalla paura a trovarti in mezzo a tanti morti>>. La comare ringraziò, e andò via via subito; ma per lo spavento perdette la voce.”

In molti paesi d’Abruzzo era usanza appendere calze ai caminetti e lasciare la tavola imbandita nella notte tra il 1 e il 2 novembre, in modo che i parenti defunti potessero mangiare e lasciare dei doni ai bambini di famiglia, riempiendo le calze di frutta secca.

Infine, sempre durante la sera di Ognissanti, tra Pratola Peligna, Pettorano sul Gizio e anche a Serramonacesca i bambini solevano impiastricciarsi il viso di cenere e farina e recarsi di casa in casa a ricevere “il bene”, un’offerta a nome delle anime dei morti, dei quali imitavano le fattezze con i loro visi camuffati. Tra le formule utilizzate per farsi aprire, alla domanda “Chi è?” i bambini rispondevano “l’aneme de le morte”. La porta veniva aperta e si donava ai bimbi frutta secca e biscotti, in un rito scaramantico che voleva soddisfare le richieste dei defunti nel timore di maledizioni. Infatti la notte dei morti sarebbe frequentata non solo dagli spiriti dei cari di famiglia, ma anche da streghe che vagano tra i quartieri per rinnovare incantesimi e fatture.

A questo punto vi sarete resi conto come nella tradizione italiana esiste qualcosa di molto simile alla tradizione di Halloween, festa ormai molto commerciale, ma che affonda le radici nel paganesimo celtico e che si è sviluppata in Scozia nelle modalità simili a quelle che abbiamo imparato a conoscere dai film americani. La formula “dolcetto o scherzetto”, pronunciata dai bambini americani mascherati da mostriciattoli in visita alle case del quartiere non è altro che la versione anglosassone della nostra “l’aneme de le morte”, che i nostri bambini pronunciavano con travestimenti molto semplici.

Non mancano addirittura neanche le zucche decorate. Nella nostra tradizione si solevano svuotare le zucche per porvi all’interno delle candele per illuminare la strada alle anime dei morti. Tra le regioni italiane deve era più radicato l’uso delle zucche come rudimentali lumini c’è proprio l’Abruzzo.

La trasversalità del culto dei defunti attraversa davvero tutte le culture e tutto il globo, in esso è probabilmente insito il seme stesso che ha dato vita alle religioni, come filtro del più grande mistero della vita: la morte.

 

Stasera a Serramonacesca rivivremo queste tradizioni:

– Martedì 31 Ottobre: Escursione notturna all’eremo di Sant’Onofrio – Difficoltà bassa
Leggi il programma e Prenota online
oppure al 3283310602 (Luca) anche messaggio wapp

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