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Paesaggio

La varietà di paesaggi in Abruzzo non ha eguali. Dai litorali mediterranei alle vette alpine in questa terra ci sono tutte le sfumature del paesaggio italiano.

IL PAESAGGIO MARINO

Anche se in gran parte urbanizzata e cementificata, la costa abruzzese presenta alcuni lembi interessanti, dove è possibile anche svolgere piacevoli escursioni a piedi o in mountain bike. Il tratto più caratteristico del litorale è quello compreso tra Ortona a Mare e Fossacesia, in provincia di Chieti, meglio conosciuto come “Costa dei Trabocchi”, dove è in programma l’istituzione di un’area protetta. A differenza della gran parte delle altre località costiere, dove domina il litorale basso e sabbioso, qui è un susseguirsi di promontori e piccole spiagge di sabbia e di ciottoli. Resistono alcuni interessanti lembi di vegetazione spontanea, dove dominano le essenze mediterranee (il leccio, il lentisco, il pino d’Aleppo, il mirto e il cisto), dando vita a un fragrante ambiente tipicamente mediterraneo. I trabocchi, le tradizionali macchine da pesca protese sul mare, si integrano benissimo con il contesto naturale, creando un paesaggio unico e inconfondibile.

Le coste sabbiose sono per lo più organizzate in stabilimenti balneari ed è difficile trovare zone che presentino tratti di naturalità. Ciononostante piccolissime aree presentano ancora formazioni dunali, come presso la Torre di Cerrano in provincia di Teramo, la stazione di Tollo e Punta Penna a Vasto, in provincia di Chieti. Qui vivono le principali piante pioniere della sabbia ed è possibile osservare il fratino, un piccolo uccello che nidifica direttamente sulla sabbia.

La costa dei trabocchi

 

LE CAMPAGNE

Gran parte del territorio abruzzese compreso tra la costa e l’appennino è costituito dalla fascia collinare. Qui i borghi storici sono costruiti in mattoni giallo ocra e le campagne sono diffusamente coltivate a vite e olivo. Si tratta di produzioni di alta qualità. In Abruzzo infatti ci sono tre oli di origine protetta (DOP) – Colline Teatine, Aprutino Pescarese e Pretuziano delle Colline Teramane. I vini abruzzesi sono famosi sin dall’antichità: Polibio infatti scrive che gli uomini di Annibale ebbero gran beneficio nel bere il vino prodotto in questa zona, che a quanto pare fu capace di ridare vigore ai soldati e guarito i feriti della battaglia di Canne.

I coltivi sono di tanto in tanto interrotti da fossi e boschetti di querce, creando un bellissimo paesaggio a mosaico, nel quale rientrano anche casolari, laghetti, fiumi e radure.

I terreni fertili si trovano anche nelle conche interne, alcune delle quali rappresentano esempi di agricoltura intensiva e razionale, come ad esempio la piana del Fucino, dove aveva sede il più grande lago della penisola, bonificato tra il 1855 e il 1878, oggi zona di coltivazione di ortaggi di prima qualità. Anche la conca peligna produce olio e vino, mentre sulle conche “alte”, come a Navelli, si coltiva il miglior zafferano del mondo.

La campagna abruzzese

 

GLI ALTIPIANI MAGGIORI

L’area appenninica compresa tra la Majella e l’alta valle del Sangro è caratterizzata dalla presenza di altipiani circondati dalle montagne: gli altipiani maggiori. Qui il paesaggio assume caratteri specifici, dove ai pascoli e alle faggete dei monti, si contrappongono le vaste piane (i quarti) dove si pratica l’allevamento dei bovini e degli equini e lo sfalcio del fieno. Tra queste piane sorgono alcuni tra i più bei borghi d’Abruzzo come Pescocostanzo e i più attrezzati impianti da sci della regione (Roccaraso/monte Pratello).

Altamente spettacolare qui è la primavera, quando lo scioglimento delle nevi crea estesi laghi, come nel quarto di Santa Chiara, e il verde brillante dell’erba novella fa da contrasto alle cime ancora innevate.

Gli altipiani maggiori d’Abruzzo

 

LA MONTAGNA

Il 65% del territorio regionale è interessato dalla presenza della montagna. Dai 600 metri ai quasi 3000 metri di quota esiste una varietà impressionante di ambienti e paesaggi, plasmati dai microclimi, dall’altitudine, dall’esposizione, dai fiumi e dagli antichi ghiacciai. Oggi la montagna ha un aspetto naturale a causa del progressivo abbandono dell’agricoltura in quota. Qui il bosco ha preso nuovamente il sopravvento. Densi boschi di faggio ricoprono la gran parte dell’appennino fino ai 1700 metri di quota. Nel bosco resistono le testimonianze della presenza umana, con terrazzamenti, capanne di pietra e spietramenti, tutte opere realizzate nel passato per rendere meno greve il lavoro nei campi in un territorio di per sé difficile come la montagna. Ampie radure si aprono tra i boschi, sopratutto dove era intensa l’attività di pascolo che in passato ha interessato fortemente l’Abruzzo, che in estate ospitava milioni di pecore transumanti. In alcune zone, come Campo Imperatore sul Gran Sasso, i cambiamenti indotti dal pascolo intensivo del passato sembrano essere permanenti: una distesa enorme di erba incorniciata dal profilo delle vette.

In questi ambienti vivono i più importanti rappresentanti della fauna abruzzese, l’orso bruno, il lupo, il cervo, l’aquila reale… strettamente protetti dai parchi nazionali e regionali, che sulla montagna abruzzese coprono gran parte della superficie.

Pascoli e faggete ai piedi della Majella

 

LE VETTE

In Abruzzo l’Appennino raggiunge le sue massime elevazioni: il Corno Grande (2912m) il Monte Amaro (2793m) il Monte Velino (2487m) e tante altre. La roccia calcarea che compone le vette abruzzesi si è originata sul fondo di un mare preistorico, dove vivevano molluschi e coralli, oggi visibili sotto forma di fossili. Camminare sulle vette è come immergersi in un mondo alieno, fatto di stupende piante e spazi deserti. Qui vive il camoscio appenninico, il bellissimo signore delle cime, facile da osservare e fotografare.

E’ vario e diversificato il mondo dell’alta quota abruzzese, dalle pareti verticali del Gran Sasso agli altipiani sconfinati della Majella l’alpinista così come lo sci alpinista può trovare un terreno di grande soddisfazione. Alle pendici delle vette del Corno Grande resiste il piccolo ghiacciaio del Calderone, ultima vestigia dell’ultima era glaciale, quando il clima rigido favoriva un diffuso glacialismo sulle nostre montagne.

Un mondo faticoso, ma assolutamente da scoprire per l’alpinista, il naturalista, lo sportivo, lo sciatore e per colui che cerca nella natura la contemplazione della bellezza.

Il Corno Grande e il Corno Piccolo, sul Gran Sasso d’Italia

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